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Children Solution - La fabbrica dei bambini perfetti

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“La CHILDREN SOLUTION non è solo una fabbrica, uno stabilimento, un luogo di produzione e di studio. La CHILDREN SOLUTION è un mondo.”

È così che Sonja, inserviente diligente perfettamente in linea con il diktat aziendale, presenta il proprio luogo di lavoro; lo spettatore viene così condotto da lei nella più classica delle visite aziendali. Uno staff di addetti all’educazione musicale la accompagna cantando storie e filastrocche che rimandano alla spensieratezza dell’infanzia (come la ballata popolare de Il grillo e la formicuzza): un allegro viaggio nel mondo della didattica per piccini rievoca gli albori della pedagogia dell’inglese Richard Whylfort (XIV secolo). In questa azienda non si fabbrica cioccolato, non si costruiscono giocattoli: i “prodotti” sono esseri umani in carne e ossa con capacità di sentire, di imparare, di emozionarsi e di emozionare. I protagonisti assenti dello spettacolo sono bambini “perfetti”, sognati da genitori esigenti e, nella “mission” della “Children Solution”, non necessariamente facoltosi. In un momento in cui il ruolo delle fabbriche vive una profonda crisi si assiste a una nuova rivoluzione industriale dove – come presagito da Marx – il lavoratore acquista valore e senso solo grazie allo sfruttamento. Sonja svela, con dovizia di particolari, i nuovi confini della sperimentazione umana trasfigurando il gesto della creazione di Michelangelo. Progressivamente emerge il modello della fabbrica perfetta: una multinazionale spregiudicata che proiettata lo spettatore in una specie di incubo kafkiano dove le situazioni reali superano la fantasia. Le inquietanti frontiere scientifiche dell’eugenetica, la musicoterapia volta a creare automi, la crisi della coscienza contemporanea, la critica del consumismo fagocitante (filastrocca di Gianni Rodari), il vuoto imperativo della ragion di stato (Intervista a una formica di Primo Levi) conducono Sonja a una drammatica consapevolezza: il lavoro e l’etica non sono più conciliabili in un mondo divenuto polveroso terreno di lotte tra poveri.

 

Con Lola Airaghi al museo del fumetto di Milano

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Con Akab al museo del fumetto di Milano

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Flessibilina: Flexy cerca lavoro

I fasti dei viaggi d’un tempo dove un poeta dell’antichità offriva il proprio vissuto per accompagnare un altro poeta, di tempi meno remoti, attraverso gli ardui sentieri che, dal dolore dell’inferno, potevano condurre alla luce illuminante e non accecante del paradiso, non esistono, né possono più esistere. Sul mappamondo del lavoro, i fiumi e le montagne cedono il posto a sbarramenti e i vasti mari si trasformano in insuperabili check-point. I deserti sono fatti da istantanei part-time in orizzontale e verticale che appaiono e scompaiono con la rapidità dell’allucinazione. Il cammino dantesco viene quindi spodestato da un più moderno e funambolico gioco dell’oca disoccupata, dove l’andare è ridotto a un errare sempre più claustrofobico. Nella propria ricerca di punti- qualità -lavoro, Flexy (questo è il nome del pioniere donna della brama del posto fisso) incontra svariati personaggi narrati ed in prima persona. Trascinata da un vortice di racconti e canzoni, viene a scoprire alcuni mondi delle professioni più o meno “precarizzate”.

 

 

Parole stanze

“Parole Stanze” è il recital della Banda Putiferio dove le canzoni del cd “Le stanze dei giochi” vengono sezionate e suddivise in differenti argomenti, che spaziano tra i malanni del vivere sociale e citazioni a lavori di Bertold Brecht, Stefano Benni, Peter Greenaway e Italo Calvino. Un percorso volutamente accidentato dove si susseguono umori e canzoni con poesia, reading e narrativa.

 

 

Cronache terrestri

Locandina cronache terrestri

 

 

 

 

Viaggio tra teatro, letteratura e media giornalistici, nei meandri dei piccoli e medi vissuti umani. La Fantascienza delle “Cronache Marziane”, di bradburiana memoria, viene appresa e scavalcata in una ricerca di teatro canzone con fisarmonica, reading tv, e citazioni letterarie. Il tutto seguito da musicisti che viaggiano dal folk al rock indipendente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casi umani

“Casi Umani”  è  un  percorso  di  canzoni,  monologhi   e poesie dall’interno di certe persone. Vengono messe in risalto alcune peculiarità caratteriali di vita quotidiana nei suoi aspetti più comuni, con dosi di sano sarcasmo e goliardia, preferendo ai momenti più drammatici un incedere caustico tra le note di  ballate classicheggianti. Una carrellata di personaggi cullati in un viaggio mentale di casi deliberatamente umani,  intesi tali  nel significato più patologico del termine. Gli autori, oltre che dei testi originali, fanno uso di scritti liberamente ispirati da lavori di Charles Bukowski, Ivan Della Mea, Antoine, Dario Fo, Piero Ciampi, George Brassens, Nanni Svampa e Jacques Brel